martedì 17 maggio 2016

Una vita di inferiorità e sudditanza

Nel corso della narrazione incontriamo anche l'unico personaggio femminile presente in tutto il libro. Si tratta di una contadine del villaggio che spesso si recava al monastero alla ricerca di cibo per lei e la sua famiglia. Questo personaggio rappresenta perfettamente la condizione della donna nel periodo medievale: timida e riservata, accolta male e altrettanto mal nutrita e vestita. Questo perché la donna, nel mondo medievale, era considerata come un essere inferiore, cosa che era confermata e ribadita dalla chiesa, infatti i Padri della Chiesa definisco la donna "la porta dell'inferno". Ad accentuare la sua posizione svantaggiata contribuiva anche l'educazione, quasi totalmente trascurata in quanto i compiti principali della donna a quel tempo erano le cure casalinghe e la procreazione. Si cercava inoltre di non lasciare mai del tempo libero alle ragazze, in quanto si riteneva che l'ozio fosse un cattivo consigliere. Dalla nascita le bambine venivano viste come una disgrazia e provocavano nei padri l'angoscia per la dote che le avrebbero dovuto fornire. Nonostante alcune donne più forti siano riuscite a liberarsi, in generale la vita che conducevano era decisamente misera.






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