martedì 17 maggio 2016

La posizione della chiesa medievale circa il riso

La chiesa medievale ha sempre adottato un atteggiamento alquanto sospettoso nei confronti della risata. I Padri tendevano ad essere abbastanza cinici riguardo ad esse e tendevano a disprezzare gli spettacoli che miravano a suscitarle, lo stesso Agostino affermò che "finché siamo in questo mondo non c'è tempo di ridere (se non vogliamo piangere dopo)", pur ammettendo che ci sia risata e risata. Secondo Aristotele invece il riso è proprio della natura umana e rappresenta uno di quegli elementi che differenzia l'uomo dagli animali: gli animali non ridono; gli uomini si.
Queste due diverse visioni a proposito del riso possono anche essere riscontrate nel dialogo intrattenuto tra Guglielmo e Jorge, nel quale Guglielmo, citando Aristotele sostiene che il riso non sia peccato. L'anziano frate obbietta, sostenendo che il riso sia in realtà critica, ironia e decostruzione. Questo inoltre distrugge la paura, sulla quale si basa il timore di Dio e quindi la fede. Il dialogo tra i due non si conclude con una vera e propria risoluzione del problema, ma piuttosto con l'ex bibliotecario che non sapendo più cosa ribattere alle argomentazioni di Guglielmo si ritrova a lanciare improperi su Aristotele e nei confronti del suo interlocutore.

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